Chi sono

Toscana doc diplomata al Polimoda di Firenze, già da piccola avevo le idee chiare su quale dovesse essere il mio mestiere. E infatti a scuola risolvevo i problemi di matematica disegnando i bambini e le bambine come se fossero dei figurini.

Oggi faccio la stilista o – come si dice in gergo – la fashion designer, anche se io preferisco pensarmi come un’artigiana della moda, perché senza la mia macchina da cucire mi sento persa. La macchina da cucire è diventata il simbolo della mia più grande passione: la sartoria, in cui arte e manualità si coniugano in un particolarissimo compromesso estetico quale è la creazione di un abito.

Progetto e disegno le mie collezioni a Figline, nel mio eclettico atelier/laboratorio, uno spazio in cui traduco la mia curiosa creatività in moda, una finestra sul mio modo di pensare e creare abiti, la vetrina del mio stile.

I viaggi sono spesso il motore propulsivo che ispira le mie creazioni, ma i tessuti… Sono loro che cercano me: fino a quando non li ho selezionati – in base all’estetica e all’impatto emotivo che l’immagine di un capo realizzato con quel materiale può darmi – non riesco nemmeno a dare forma alle scintille che ho dentro la testa.

Adoro andare in bici, il mio animo ecologista rifiuta lo smog, il traffico della città ma anche lo stress e la vita frenetica. Cerco il sole ovunque perché la luce porta sorrisi, allegria e stimola la mia fantasia.

Eletta nel 2015 Presidente di Confartigianato Moda Firenze, dopo una lunga gavetta come Responsabile Ufficio Stile per nomi importanti della moda italiana, nel 2009 ho deciso di fondare una mia linea d’abbigliamento. Con una sana dose di follia creativa è nata Maison39, un brand rigorosamente made in Italy che si distingue per qualità dei tessuti, originalità dei capi e sartorialità.

Vale sempre la pena rischiare se si desidera fortemente qualcosa. E io ho accettato la sfida di realizzare il mio sogno, senza lasciarmi atterrire dai dubbi, dagli ostacoli. All’inizio è stata dura, contare solo sulle proprie forze può far paura ma è anche una liberazione, perché come dice il saggio Oscar Wilde: “Ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto”.

Da quel primo gesto di “visionaria follia” sono passati sette anni. Anni stupendi, in cui il duro lavoro è stato ripagato da grandi soddisfazioni. E quindi oggi eccomi qui: il mio amore per la moda è intatto come il primo giorno che ho deciso di tradurre la mia fantasia in linee e colori.